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Le Forze Speciali Italiane, quali sono e come operano

Dipendono dal COFS, il Comando interforze per le operazioni delle Forze speciali, e rappresentano l’élite delle Forze Armate Italiane. In questa guida impariamo a conoscerne le caratteristiche principali e come sono organizzate.

Forze Speciali militari Italiane
Indice dei contenuti

Le origini delle Forze Speciali Italiane: dai Bersaglieri agli Arditi

Le radici delle Forze Speciali italiane affondano saldamente nella storia militare del Paese, ben prima del XX secolo. Già nel XIX secolo, infatti, un corpo ebbe un ruolo fondamentale nell’anticipare tattiche e mentalità proprie delle moderne unità speciali: i bersaglieri.
Nati nel 1836 come corpo d’élite per la loro abilità nel tiro, mobilità e spirito di aggressività. Impiegati in diverse guerre, tra cui l’Unificazione d’Italia e i due conflitti mondiali, i Bersaglieri si distinsero per la loro capacità di operare in modo indipendente e in piccoli gruppi, anticipando concetti chiave delle moderne operazioni speciali.
Ciò nonostante, durante il primo conflitto mondiale nacque l’esigenza di far fronte alla formazione nelle file austro-ungariche di speciali truppe d’assalto (Sturmtruppen) mutuate dall’esercito tedesco.
Nascono allora gli Arditi grazie anche al risultato delle sperimentazioni di alcuni lungimiranti ufficiali italiani stanchi della guerra di trincea. In breve tempo l’Ardito si evolve da semplice qualifica per atti di valore, compiuti durante il servizio in trincea, a militare selezionato tra i migliori del proprio reparto e destinato ad un corso speciale al fine di apprendere tecniche d’assalto e colpi di mano contro posizioni fortificate, di lotta corpo a corpo e di impiego di varie tipologie di armi.
Nasce quindi l’idea di riunire i frequentatori dei primi corsi speciali per questi arditi, in reparti organici autonomi, alle dirette dipendenze di grandi unità, sancendo così una netta distinzione dalle Sturmtruppen avversarie. Il 26 giugno 1917 il Generale Carlo Porro – Sottocapo di Stato Maggiore – invia una circolare riservatissima (n° 111660 di Protocollo R.S. con oggetto “Riparti d’assalto”) all’attenzione dei Comandi delle Armate 1^, 2^, 3^, 4^ e 6^:

“Con riferimento a quanto ho già avuto occasione di far presente colla circolare N°6230 del 14 marzo 1917 (U.A.V.S.) e a complemento delle disposizioni date circa l’impiego dei militari arditi, presso ciascuna armata si dovrà costituire per cura dell’armata stessa, a datare dal 1° luglio p.v., uno speciale riparto d’assalto formato, per ora, da soli elementi volontari, tratti a preferenza dalle unità di bersaglieri dell’armata, coll’avvertenza che le sottrazioni all’uopo necessarie non vengano a danneggiare la compagine della singola unità, riducendo eccessivamente in talune di esse l’elemento che ora costituisce la parte più solida.”

Gen. Carlo Porro

Sempre la suddetta Circolare dà ai Comandi d’Armata precise informazioni in merito ai criteri di organizzazione, selezione e armamento di tali Reparti d’Assalto. Tra questi il IX Reparto, precursore del 9° reggimento che prenderà il nome dalla battaglia del Col Moschin (16 giugno 1918) in occasione della quale proprio gli Arditi del IX Reparto d’assalto scrissero una delle pagine più eroiche della Grande Guerra.
Ma durante il primo conflitto mondiale anche in ambito marinaresco videro la luce i primi gruppi di incursione marittima antesignani dell’odierno COMSUBIN: gli specialisti della Regia Marina che utilizzarono mezzi come i Motoscafi armati siluranti, meglio conosciuti come MAS ed i “maiali” (una sorta di siluro pilotato da un operatore che lo “cavalcava”).
In ambito aeronautico occorre aspettare invece il secondo conflitto mondiale quando gli Arditi Distruttori della Regia Aeronautica (ADRA) rappresentarono un reparto speciale d’élite, che si distinse per le sue audaci azioni di sabotaggio e incursione dietro le linee nemiche. Considerati i precursori dell’odierno 17° Stormo Incursori, gli ADRA incarnarono il coraggio, l’abilità e la dedizione al dovere che contraddistinguevano le Forze Speciali italiane.
Infine, più recentemente, i GIS. Il Gruppo Intervento Speciale, unità d’élite dei Carabinieri la cui nascita ufficiale risale al 6 febbraio 1978 in risposta all’emergenza terrorismo che colpiva duramente il Paese in quegli anni.

Distinzione tra Forze Speciali e Reparti Speciali, militari e di polizia

In Italia, la distinzione tra forze speciali e reparti speciali, sia in ambito militare sia di polizia non è sempre netta e talvolta i termini vengono usati in modo inesatto ingenerando confusione a causa di una terminologia non sempre univoca. Cerchiamo di fare chiarezza.

È dunque possibile delineare alcune differenze chiave:

Forze speciali

  • Definizione: unità militari designate, organizzate, addestrate ed equipaggiate per condurre operazioni militari ad alto rischio con modalità non convenzionali;
  • Caratteristiche:
    • Compiti specifici: le forze speciali sono addestrate per un’ampia gamma di missioni complesse, come operazioni di controterrorismo, ricognizione speciale, guerra asimmetrica, salvataggio ostaggi, incursioni e operazioni clandestine;
    • Alta selezione e addestramento: i candidati per le forze speciali devono superare rigorosi test di selezione e un addestramento estenuante per sviluppare le abilità e la resistenza necessarie per le loro missioni;
    • Equipaggiamento specialistico: le forze speciali dispongono di equipaggiamenti e tecnologie all’avanguardia adatti alle loro specifiche esigenze operative;
    • Autonomia e capacità di comando: le forze speciali sono spesso in grado di operare in modo indipendente e con una catena di comando e controllo molto flessibile e di livello strategico.

Reparti speciali militari:

  • Definizione: unità militari con capacità e competenze specialistiche in un determinato ambito di impiego, pur non appartenendo ufficialmente alle forze speciali;
  • Caratteristiche:
    • Compiti specifici: i compiti dei reparti speciali militari possono variare a seconda del corpo di appartenenza e delle loro specializzazioni. Esempi includono: operazioni di ricerca e soccorso, bonifica di ordigni esplosivi, difesa nucleare, biochimica e radiologica (CBRN), guerra elettronica, supporto alle operazioni speciali, ecc.
    • Selezione e addestramento: la selezione e l’addestramento per i reparti speciali militari sono generalmente rigorosi, ma non al livello estremo specie di tipo psico-fisico, delle forze speciali;
    • Equipaggiamento: l’equipaggiamento dei reparti speciali militari è caratteristico per le loro missioni, ma potrebbe non essere all’avanguardia come quello delle forze speciali. Non ve ne sarebbe bisogno;
    • Integrazione: i reparti speciali militari operano spesso in sinergia con altre unità militari convenzionali.

Le “forze” speciali, dunque, rappresentano l’élite delle unità militari, addestrate ed equipaggiate per le missioni più complesse e rischiose, mentre i reparti speciali militari possiedono competenze specialistiche in precipui ambiti di impiego e operano spesso a supporto delle forze speciali o di unità militari convenzionali.

Reparti speciali di Polizia:

In Italia, i reparti speciali delle forze di polizia svolgono un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza pubblica e nel contrastare le minacce più gravi. Queste unità altamente qualificate e addestrate sono pronte a intervenire in situazioni ad alto rischio. Ogni corpo di polizia dispone di unità speciali dedicate a determinati compiti, come le specialità della Polizia (Stradale, Ferroviaria, Postale) e la Polizia Penitenziaria (es. GOM-Gruppo Operativo Mobile).
In sintesi, sono incentrati sulla sicurezza interna, contro criminalità e terrorismo, con competenze specifiche e addestramento mirato.

Categorie e reparti delle Forze Speciali Italiane

In Italia le Forze Speciali (FS) sono quelle unità militari chiamate a svolgere “operazioni speciali”, ovvero operazioni militari non convenzionali di livello strategico quali, ad esempio: il contrasto di attività di matrice insurrezionale e terroristica, la liberazione di ostaggi, le incursioni contro obiettivi nemici, le ricognizioni speciali e l’addestramento delle forze di sicurezza di Paesi a deficit di stabilità.
Si tratta di reparti in possesso di elevatissime qualifiche tecniche e operative ed il cui personale è addestrato ad operare nei tre domini di riferimento – terrestre, marittimo e aereo – in ambiente ostile e a grande distanza dalle unità amiche.
Possono avvalersi del supporto di altre forze, ed in particolare di quelle maggiormente affini per addestramento, mentalità e tipologia di azione.
La normativa nazionale, per quanto perfettamente allineata con quella NATO, introduce un’ulteriore categorizzazione delle forze che fa riferimento proprio ai cosiddetti TIERS. In particolare, la “Direttiva per il potenziamento delle Forze Speciali” del 2018 individua per le Forze Speciali due livelli di specializzazione (TIER-1 e TIER-2) che corrispondono a due differenti ambiti di impiego e quindi di capacità esprimibili e di livelli di prontezza richiesta.

Ai TIER-1 sono assegnati i compiti individuati dalla NATO (Direct Actions, Military Assistance, Special Reconnaissance) più due compiti di esclusivo ambito nazionale: Hostage Release Operations e l’integrazione all’intelligence di contrasto.

Ai TIER-2 sono invece assegnati solamente i compiti individuati dalla NATO (Direct Actions, Military Assistance, Special Reconnaissance).

È chiaro, quindi, che i reparti appartenenti ai due livelli di specializzazione sono entrambi in grado di assolvere ai compiti NATO (minimo comune denominatore) mentre in ambito nazionale il TIER-1 ha dei compiti esclusivi che ne vanno ad incrementare la qualità e la quantità dell’opera prestata, nonché il rischio e la disponibilità che ne consegue. Questa differenza di compiti determina anche una sostanziale differenza nell’addestramento ed una sostanziale differenza nelle aliquote in prontezza operativa che i reparti devono fornire.

Tier-1 Tier-2 e differenze tra Forze Speciali

Le quattro Forze armate italiane, compresa l’Arma dei Carabinieri (che con il decreto n.66/2010 ne conferma l’elevazione a rango e la collocazione autonoma nell’ambito del Ministero della Difesa) dispongono tutte di un corpo speciale d’élite (TIER-1):

  • il 9° Reggimento d’Assalto paracadutisti “Col Moschin” dell’Esercito che rappresenta l’unità di maggiore consistenza organica nonché il naturale protagonista delle Operazioni Speciali che si sviluppano in ambiente terrestre;
  • il GOI (Gruppo Operativo Incursori) della Marina Militare, creato e strutturato, fin dalla sua nascita, per operare prevalentemente in ambiente marittimo;
  • il 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare di più recente costituzione;
  • il GIS (Gruppo Intervento Speciale) dei Carabinieri, creato negli anni ‘70 per contrastare il terrorismo.

Accanto ai reparti che costituiscono il cosiddetto «FS-TIER-1» inquadrati nel COFS (che vedremo essere il comando di riferimento), operano due ulteriori unità costituenti il «SOOS-TIER-2» cosiddette Unità di Supporto Operativo:

  • il 185° reggimento paracadutisti Ricognizione e Acquisizione Obiettivi (RRAO) «Folgore»;
  • il 4° reggimento Alpini paracadutisti (Rangers) “Monte Cervino”;

che possono compiere, con la medesima efficacia, una parte significativa delle missioni ad esse assegnate, con particolare riferimento alle su citate tre missioni «NATO SOF» (Direct Action, Military Assistance e Special Reconnaissance).

Inoltre, vi sono altri tre reparti orientati al supporto delle operazioni speciali che sono:

  • il 3° reggimento elicotteri per operazioni speciali (REOS) «Aldebaran» dell’Esercito italiano;
  • il Reparto Eli-Assalto della Marina militare;
  • il 9° Stormo “Francesco Baracca” dell’Aeronautica militare. 

In caso di supporto operativo il nostro Sistema Difesa prevede anche l’utilizzo di una terza cerchia, il COOS-TIER-3, che come il SOOS-TIER-2 rientra nelle cosiddette Unità di Coronamento per Operazioni Speciali. Sono sei le unità di Forze Speciali Italiane che compongono il COOS-TIER-3:

  • 183º Reggimento Paracadutisti “Nembo” (Esercito);
  • 186º Reggimento Paracadutisti “Folgore” (Esercito);
  • 187º Reggimento Paracadutisti “Folgore” (Esercito);
  • Reggimento Lagunari “Serenissima” (Esercito);
  • Compagnia Operazione Speciali del Reggimento “San Marco” (Marina);
  • 1º Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” (Carabinieri).

Mettiamo in luce le differenze
Di fatto, oltre all’impiego, esistono alcune differenze a monte tra le varie categorizzazioni. Ad esempio, il Brevetto interforze di Incursore che prevede la capacità di assolvere tutte e tre le attività fondamentali NATO SOF (DA, MA, SR) fino al 3° livello (più completo) di Special Operations Task Group* – unitamente alle altre missioni nazionali approvate dal CaSMD, che fra l’altro comportano un’interazione diretta con altre articolazioni e dicasteri dello Stato, da cui conseguono ulteriori responsabilità e rischi, sia sul piano fisico che su quello normativo. Il personale brevettato Incursore presta servizio in reparti FS-Incursori TIER-1 e presso i comandi di FS interforze o di FA.
Per contro, la Qualifica Ranger/Acquisitore Obiettivi di FA ottempera alla capacità di assolvere tutte e 3 le attività fondamentali NATO SOF (SR, DA, MA) fino al 2° livello di Special Operations Task Group – SOTG*
Il personale qualificato Ranger/Acquisitore Obiettivi presta servizio in reparti FS TIER-2 e presso i Comandi di FS interforze o di FA.
Si evince quindi, che anche all’interno delle tre attività fondamentali NATO SOF su descritte, vi sono dei livelli capacitivi differenti esprimibili dall’operatore Incursore rispetto alle altre due figure professionali, unitamente alle peculiari missioni nazionali, e di conseguenza, come detto, i livelli di rischio e prontezza sono anch’essi differenti. 

*Special Operations Task Group (SOTG). Il COFS può essere chiamato a dare vita e a schierare, di norma in un quadro di alleanze internazionali, uno Special Operations Component Command – SOCC, un’organizzazione di comando e controllo di livello operativo destinata a coordinare e dirigere l’azione di più Special Operations Task Group (SOTG).

Il COFS: Comando interforze per le operazioni delle forze speciali

Come prima anticipato, il Comando operativo per la gestione delle Operazioni Speciali (COFS) che ha sede presso l’Aeroporto “Francesco Baracca” di Centocelle, è posto alle dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa e la sua azione è determinata direttamente da parte del vertice politico-militare nazionale. Le Forze Speciali Italiane dipendono dunque dal COFS che ha la competenza per le operazioni condotte dai 4 reparti di Forze Speciali Italiane FS-TIER-1.
In sintesi, il COFS rappresenta lo strumento specifico per la gestione delle Forze Speciali nella condotta di Operazioni Speciali. 

La Missione e i Compiti del COFS
La Difesa si è dotata, dunque, per la prima volta nella sua storia, di uno strumento specifico per la condotta delle Operazioni Speciali, completando così la ristrutturazione iniziata con la creazione dell’allora COI (oggi COVI) per il comando delle operazioni convenzionali. 
In particolare, la costituzione del COFS ha posto finalmente l’Italia in linea con l’orientamento degli altri principali Paesi dell’Alleanza Atlantica. In tale consesso, le Forze Speciali rappresentano una risorsa di rilevanza strategica alle dipendenze del Vertice politico-militare nazionale tramite una specifica struttura di Comando e Controllo. 
Oltre alla funzione di Comando di Pianificazione nelle mani del Capo di Stato Maggiore della Difesa, il COFS è un Comando proiettabile, recentemente validato dalla NATO quale Comando di Componente per le Operazioni Speciali nel quadro dell’NRF (NATO Response Force).
Al COFS fanno capo tutte le Forze Speciali italiane attualmente impiegate in operazioni nazionali e internazionali. Il baricentro dell’attività del COFS è rappresentato, infatti, dalle unità di Forze Speciali appartenenti alle tre Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri e destinatarie di una specifica “Missione Interforze” loro assegnata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa.

**Nel 2021 è stato costituito il Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) al fine di garantire l’unicità di Comando e Controllo di tutte le operazioni, assicurando un più efficace coinvolgimento delle Forze Armate e dei domini cyber e spaziale oltre alle forze convenzionali e speciali, realizzando l’aggregazione delle informazioni a supporto del processo decisionale anche del livello Politico -Militare. In tale ambito alle dipendenze del COVI sono stati posti il Comando per le Operazioni in Rete (COR), il Comando delle Operazioni Spaziali (COS), il Comando Operativo Interforze (COI) ed il Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali (COFS), in un passaggio dal concetto di interforze a quello di multi –dominio”.

Selezione e addestramento delle Forze Speciali militari italiane

L’addestramento delle Forze Speciali Militari è un processo altamente selettivo e rigoroso, progettato per forgiare individui in combattenti d’élite capaci di operare in ambienti complessi e pericolosi. La durata e la specificità del programma variano a seconda della Forza Speciale in questione ma in generale si tratta di un percorso impegnativo che può durare da uno a due anni. Ad ogni buon conto possiamo delineare alcune caratteristiche comuni:

Fase di selezione

  • Requisiti fisici: i candidati devono superare rigorosi test di resistenza, forza, agilità e velocità. Devono essere in grado di sopportare grandi carichi fisici e privazioni;
  • Valutazione psicologica: vengono sottoposti a test psicologici per valutare la stabilità mentale, la resistenza allo stress, la capacità di lavorare in team e il temperamento adatto alle operazioni speciali;
  • Screening del background: viene effettuata una verifica approfondita del background del candidato, per accertare l’assenza di precedenti penali o condotte incompatibili con i valori etici delle Forze Speciali.

Fase di addestramento

Corso base: dura in genere diversi mesi e comprende:

  • addestramento al combattimento: tecniche di fanteria avanzata, uso di armi da fuoco ed esplosivi, combattimento corpo a corpo;
    • sopravvivenza: tecniche di sopravvivenza in ambienti ostili, approvvigionamento di cibo e acqua, ripari di fortuna, segnaletica e navigazione;
    • primo soccorso: BLS e tecniche di primo soccorso avanzate in condizioni austere;
    • orientamento e navigazione: uso di carte, bussole, GPS e altri strumenti per muoversi in ambienti sconosciuti;
    • comunicazioni: procedure di comunicazione tattica, utilizzo di radio e altri sistemi di comunicazione;
    • demolizioni: uso di esplosivi per creare varchi, distruggere ostacoli e neutralizzare ordigni nemici;
    • tattiche di pattuglia e incursione: tecniche di movimento silenzioso, infiltrazione ed esfiltrazione, ricognizione e acquisizione di obiettivi.

Corso di specializzazione: una volta superato il corso base, gli operatori si specializzano in un’area specifica, come:

  • combattimento subacqueo;
    • paracadutismo;
    • combattimento in zone alpine;
    • guerra contro il terrorismo;
    • sniping;
    • ricognizione.

Addestramento continuo:

  • le Forze Speciali sono impegnate in un addestramento continuo per mantenere le loro abilità affinate e aggiornarsi sulle ultime tattiche e tecnologie;
  • questo include esercitazioni realistiche, corsi di aggiornamento e scambi con unità di Forze Speciali di altri Paesi.

Caratteristiche distintive:

  • motivazione e spirito di corpo: gli operatori delle Forze Speciali sono altamente motivati ​​e possiedono un forte senso di cameratismo;
  • pensiero critico e adattabilità: devono essere in grado di prendere decisioni rapide e ponderate in situazioni complesse e imprevedibili;
  • capacità di lavorare in team: le operazioni speciali richiedono un’elevata collaborazione e coordinazione tra i membri del team;
  • leadership: gli operatori delle Forze Speciali sviluppano capacità di leadership per guidare e ispirare i loro compagni in missioni pericolose.

L’addestramento delle Forze Speciali Militari è un processo estenuante e impegnativo, che richiede dedizione, sacrificio e una forza di volontà eccezionale. Solo coloro che possiedono le qualità fisiche, mentali e caratteriali necessarie possono superare le sfide e diventare membri di queste unità d’élite. Se volessimo dare una percentuale di massima dovremmo indicare che solo l’1% dei frequentatori alla fine del lungo iter acquisisce il brevetto da incursore.

Informazioni specifiche relative alle Forze Speciali di ogni Forza Armata Italiana

Fase Selettiva e Formativa di Base Comune a tutte le unità di Forze Speciali (22 settimane). In questo periodo tra le altre cose è previsto il Corso “Operatore Basico per Operazioni Speciali” (OBOS) (12 settimane), condotto sotto l’autorità del Comandante del COMFOSE*** e svolto sotto egida del Centro Addestramento Operazioni Speciali (Ce.Add.OS), è ha lo scopo di fornire una preparazione basica omogenea comune a tutti gli Operatori di Forze Speciali di tutti i reparti FS, su principio dell’interoperabilità.
Il superamento del Corso OBOS comporta il conseguimento della qualifica di “Operatore Basico per Operazioni Speciali” e rappresenta condizione necessaria per l’accesso alla successiva fase di Specializzazione che si svolge presso ciascun reparto di Forze Speciali.
*** Comando delle Forze Speciali dell’Esercito

Marina Militare
La durata dell’addestramento per le Forze Speciali della Marina Militare Italiana, ovvero per diventare Incursori del COMSUBIN, è di circa un anno.
Il corso selettivo si svolge presso la Scuola Incursori di COMSUBIN a La Spezia e si articola in diverse fasi:

  • Periodo di accentramento: dura circa 5 settimane e serve per valutare l’idoneità fisica e psicologica degli allievi;
  • Tre fasi addestrative: ognuna della durata di circa 12-15 settimane, si focalizzano su specifiche abilità e competenze:
    • Combattimento a terra: tecniche di combattimento, uso delle armi, topografia, movimento tattico su terreno, difesa personale, arrampicata su roccia;
    • Combattimento in acqua: nuoto in superficie e in immersione, con e senza autorespiratore, uso di gommoni veloci, nozioni di nautica e aerofotografia;
    • Anfibia: tecniche di infiltrazione/esfiltrazione dal mare, uso di esplosivi e cariche da demolizione, operazioni da e con elicotteri;
  • Fase finale: dura circa 5 settimane e include esercitazioni applicate che mettono alla prova le capacità acquisite durante il corso.

Al termine del superamento di tutte le fasi, gli allievi ottengono il prestigioso Basco Verde, simbolo delle Forze Speciali della Marina Militare.

Carabinieri
La durata dell’addestramento per le Forze Speciali GIS Carabinieri è variabile e dipende da diversi fattori, tra cui:

  • Il ruolo a cui si aspira: ogni ruolo all’interno del GIS richiede competenze specifiche e un addestramento dedicato. Ad esempio, i tiratori scelti dovranno seguire un corso di istruzione più lungo e impegnativo rispetto agli operatori addetti al primo soccorso;
  • Le esperienze e le qualifiche preesistenti: i candidati con esperienze pregresse in ambito militare o con qualifiche specifiche (ad esempio, paracadutismo, subacquea) potrebbero beneficiare di una riduzione della durata dell’addestramento in alcuni moduli;
  • Le attitudini individuali: Il superamento delle prove e dei corsi selettivi durante l’addestramento è fondamentale. Se un candidato necessitasse di più tempo per acquisire le competenze richieste in un determinato modulo, la sua permanenza nel corso potrebbe prolungarsi.

L’iter formativo completo dell’operatore/incursore del GIS, dopo il corso basico, si sviluppa nell’arco di un paio d’anni, durante i quali frequenta svariati corsi di specializzazione e acquisisce qualifiche e brevetti per operare nelle tre dimensioni (terra, aria, acqua) e in diversi ambienti naturali, ma sempre partendo dall’elevato livello di preparazione militare e speciale ricevuta nel Reggimento. Ciò che contraddistingue il GIS dalle altre Forze Speciali sono le sue particolari capacità operative nella liberazione di ostaggi o in altri interventi che richiedono un altissimo livello di discriminazione degli obiettivi da raggiungere, riducendo al massimo il rischio di danni collaterali. Per queste esigenze, è l’unico Reparto che inquadra anche un nucleo di esperti negoziatori e alcune unità cinofile addestrate anche al lancio con paracadute e alle irruzioni con forzamento degli ingressi con esplosivo. Dispone quindi di speciali attrezzature di ascolto, visione, registrazione nonché di penetrazione silenziosa.

Esercito
L’addestramento per diventare un incursore del 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” dura circa due anni. L’iter per diventare “Incursore” si compone di due fasi:

Fase Selettiva e Formativa di Base comune a tutte le unità di Forze Speciali (22 settimane), che è strutturata su:

  • fase di preparazione a distanza (4 settimane), durante la quale il candidato deve allenarsi/prepararsi a sostenere la selezione fisica;
  • prove fisiche e tirocinio di selezione psico-attitudinale (2 settimane), il cui scopo è quello di verificare la preparazione atletica degli aspiranti e testarne la resistenza psico-fisica ed il profilo attitudinale attraverso la condotta di intense e continuative attività di tipo tattico. Le prove costituenti la selezione fisica sono:
    • corsa piana: 2000 mt. entro 8’20’’;
    • trazioni alla sbarra: minimo 10 in 1’ (impugnatura prona);
    • piegamenti sulle braccia (flessioni): minimo 30 in 1’;
    • piegamenti alle parallele: minimo 15 in 1’;
    • piegamenti addominali: minimo 40 in 1’;
    • marcia zavorrata: 10 km con zaino 10 kg entro 1h12’;
    • salita alla fune (**): 4 mt entro 1’45’’ (qualunque tecnica);
    • salto in alto (**): minimo 120 cm (qualunque tecnica);
    • prova di apnea (**): 15 mt lineari in uniforme da combattimento e servizi senza stivaletti;
    • prova di galleggiamento (**): minimo 5’ in uniforme da combattimento e servizi senza stivaletti;
    • prova di nuoto (**): 50 mt entro 2’15’’ in uniforme da combattimento e servizi senza stivaletti (qualunque stile).

Salita alla fune, salto in alto, prova di apnea, prova di galleggiamento e prova di nuoto sono prove di sbarramento. Se non le si supera si è fuori.

  • Corso “Operatore Basico per Operazioni Speciali” (OBOS) (12 settimane);
  • Corso di paracadutismo “Fune di Vincolo” (4 settimane), condotto presso il Centro Addestramento di Paracadutismo (CAPAR) della Brigata paracadutisti “Folgore”, propedeutico all’acquisizione del brevetto di paracadutista militare (coloro già in possesso del brevetto accedono direttamente alla fase di Specializzazione).

Fase di Specializzazione per Incursore (55 settimane), che è articolata su:

  • Corso di Specializzazione per Incursori, composto dai moduli:
    • Combattimento per Incursori;
    • Combattimento avanzato per Incursori;
    • Sopravvivenza operativa e Resistenza agli Interrogatori per Incursori;
    • Mobilità anfibia;
    • Ricognizioni Strategiche
  • Vari corsi di mobilità ambientale presso i Centri Addestramento dell’Esercito (Sci, Alpinismo e Tecnica di Caduta Libera).

Al termine di questo percorso, i candidati che superano tutti i test e le prove finali ottengono il brevetto da incursore e possono entrare a far parte delle fila operative del 9° Reggimento Col Moschin.

Aeronautica
La durata dell’addestramento per le Forze Speciali del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare Italiana è variabile e dipende da diversi fattori, tra cui:

  • Ruolo
  • Provenienza
  • Selezione.

In generale, si può stimare che il percorso formativo completo per un Incursore del 17° Stormo possa richiedere dai 2 ai 4 anni, comprendendo la selezione e l’addestramento degli incursori tramite il corso Biam (Basico Incursori Aeronautica Militare): un iter particolarmente duro e impegnativo (il 90% degli aspiranti abbandona) della durata di 12-14 mesi. Il corso è l’ultimo passaggio dopo che gli allievi si sono sottoposti ad un tirocinio che mira ad accertare le caratteristiche psico-attitudinali e fisiche ed è diviso in sei moduli: topografico (orientamento e navigazione terrestre), combattimento (addestramento individuale e di squadra), modulo Sefri (Sopravvivenza, Evasione, Fuga e Resistenza all’Interrogatorio) che dura tre settimane, esplosivi (maneggio, sabotaggio, demolizione), modulo CQB (Close Quarter Combat e combattimento a mani nude), supporto operazioni aeree. Terminato il corso Biam l’allievo ottiene il brevetto di incursore Am e procede con le specializzazioni di tipo collettivo (lancio in caduta libera, Haho, Halo) e quelle individuali, come il Jtac (Joint Tactical Air Controller), sniper, combat medic e breacher.

Le Forze Armate nel contesto nazionale e internazionale

Le leggi dello Stato e le normative discendenti sono chiarissime nel definire le responsabilità dei vertici della Difesa. Il Capo Di Stato Maggiore della Difesa è responsabile dell’impiego delle Forze Armate nel loro complesso ed esercita il comando operativo delle forze impiegate in operazioni mentre i capi di stato maggiore di Forza Armata sono responsabili dell’approntamento e dell’addestramento di componente dello strumento militare alle dipendenze. In tale veste, ovvero quello di unico responsabile dell’impiego delle forze, non può che essere il capo di stato maggiore della Difesa ad assegnare le Missioni operative (ovvero Missioni di impiego) ai reparti di Forze Speciali.

Le Forze Speciali sono uno strumento strategico importantissimo e, come tale, prettamente nazionale e non “della NATO”. Le missioni di carattere prettamente strategico e, occasionalmente operativo e tattico delle Forze Spaciali, devono salvaguardare principalmente interessi nazionali che non vanno necessariamente partecipati alla NATO. È quindi palese che esistano nella dottrina nazionale integrazioni e caratteristiche che non siano accorpabili né condivisibili con la dottrina dell’Alleanza Atlantica. La dottrina della NATO ha lo scopo di rendere integrabili le Forze Speciali dei vari paesi quando queste vengono impiegate nell’ambito dell’Alleanza.

Questa eventualità non esclude assolutamente che le Forze Speciali possano esser impiegate in chiave esclusivamente nazionale. In un certo senso le pubblicazioni NATO definiscono quello che deve essere il “minimo comune denominatore” (in gergo chiamato “minumum military requirement”) delle Forze Speciali dell’Alleanza per consentirne l’impiego integrato ed efficiente in operazioni NATO.

Sintesi sulle Forze Speciali Italiane

Non è certamente semplice sintetizzare in un articolo un argomento così delicato e complesso. Struttura, compiti, organizzazione, addestramento delle Forze Speciali restano in parte una questione confidenziale connotata, ovviamente, da grande riservatezza. Pur non potendo essere completamente esaustivi si è voluto comunque cercare di fare un po’ di chiarezza e consentire al lettore di comprendere quale grado di operatività e di professionalità si celino dietro questi reparti addestrati ed equipaggiati per condurre Operazioni Speciali. In particolare, unità che vengono impiegate per compiere azioni dirette (sabotaggi, incursioni in ambienti controllati dal nemico e contro obiettivi strategici, ricerca e salvataggio di ostaggi in zone di guerra, eliminazione degli ostacoli e preparazione del territorio per l’invio delle forze convenzionali), ricognizioni speciali e assistenza militare di vario tipo. A queste si aggiungono operazioni di contro-terrorismo ed evacuazione di connazionali da paesi a rischio. 

La capacità delle Forze Speciali di soddisfare requisiti politici, militari, economici e psicologici, di operare anche in clandestinità o in condizioni di isolamento, in unità tattiche di ridotta entità numerica e non convenzionali, in contesti non permissivi o ostili, ne fanno un assetto strategico.  Gli ampi margini di flessibilità e autonomia operativa e logistica unitamente alla capacità di muoversi in qualunque ambiente, utilizzando tutti i mezzi, gli equipaggiamenti ed i sistemi d’arma necessari all’assolvimento della missione, fanno delle Forze Speciali uno strumento di grande efficacia.

In conclusione, preme ricordare circa l’organizzazione di cui si è dotata la Nazione, e quindi la Difesa, nell’ambito delle Forze Speciali. Un Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali: unico Comando responsabile della pianificazione, predisposizione e condotta e delle operazioni speciali nonché delle esercitazioni interforze nazionali e multinazionali. Reparti dipendenti in grado di assolvere tutti i compiti previsti dalla NATO e, in aggiunta, quelli nazionali. Tali unità sono i reparti incursori e, in ragione della qualità e quantità dell’opera prestata, del peculiare addestramento e del livello di prontezza operativo richiesto dovranno essere sempre messi nelle migliori condizioni di addestramento, di tecnologia e armamento.

In buona sostanza un “sistema” che la Difesa ha voluto realizzare per disporre di uno “strumento speciale” sostenibile, efficiente, efficace e adeguato agli interessi nazionali da difendere. Si tratta di Forze fatte da personale dalla natura specifica, dedicata, convergente ed univoca per tali unità. Persone non prese a caso, non provengono dal nulla, non servono ad altro o per altro e, soprattutto, non sono dual use.

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